Pubblico qui di seguito il mio intervento al convegno sul
volume "Si può salvare la scuola?", curato dal prof. Ugo Cardinale,
organizzato dall'Istituto Lagrangia di Vercelli, venerdì 3 maggio
2013.--------------
E’ con gran piacere che ho accolto l’invito della Preside,
prof.ssa Canna Gallo (che ringrazio molto), ad intervenire a questo convegno.
Come è stato evidenziato dagli illustri relatori che mi
hanno preceduta, la scuola italiana sta affrontando momenti tutt’altro che
semplici: le finanze sono sempre di meno, gli alunni sempre meno interessati, i
professori sempre meno motivati.
A guardare questo quadro così negativo, tanti, amici e
conoscenti, o anche miei ex insegnanti, mi domandano: Ma chi te lo fa fare?
Eppure, sì: io vorrei essere l’insegnante, per poter
trasformare, nel mio piccolo, tutti questi meno (ad eccezione delle finanze!)
in più: più motivazione, più passione, più attenzione verso gli alunni.
Di questi tempi non solo la scuola, ma tutta la nostra cara
Italia si sta domandando: Come reagire alla crisi?
Sia ben chiaro: io non sono una cieca ottimista, ma
piuttosto una inguaribile speranzosa.
Infatti l'etimologia della parola crisi deriva dal verbo
greco krino = discernere, giudicare, valutare.
Nell'uso comune ha assunto un'accezione negativa, un
peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull'etimologia della
parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un
momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può
trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una
rinascita, per un rifiorire prossimo.
E’ questa la mia speranza. Ed è questo che sto cercando di
mettere in pratica.
Il tempo che ci è stato dato da vivere, purtroppo, non è più
possibile cambiarlo, dunque, non resta che “armarsi” ed affrontarlo.
Appena conclusa la laurea magistrale in lettere classiche
(lo scorso 17 luglio), son stata costretta, data l’impossibilità, per
pochi giorni, di accedere sia al TFA che alle graduatorie, ad “inventarmi” un
mestiere, che potesse racchiudere in sé il mio bagaglio di conoscenze e il mio
desiderio di diventare insegnante: sono diventata un’ISTITUTRICE.
In passato, l'istitutrice era colei che, con dedizione,
insegnava in famiglia ciò che ora si impara nelle scuole: l'italiano, la
storia, il latino.
Cosa fa oggi un’istitutrice? Vi chiederete.
La moderna istitutrice (che, per essere in regola, in tempi
di Legge Fornero dev’essere partitivizzata!) è un’insegnante privata di materie
classiche, ma è anche una docente (più spesso educatrice) in un corso per
ragazzi disagiati in obbligo formativo (cioè minorenni) nonché una magistra
“Latinorum” per piccoli allievi delle elementari.
Questo è quello che fa un’istitutrice: INSEGNA.
Insegna la voglia di fare, insegna a credere nelle proprie
capacità, insegna ad aver fiducia in sé stessi e negli altri.
Quanto, tutto questo, ha a che fare con la scuola odierna?
Troppo spesso, presi da mille impegni burocratici e dalla
necessità di gestire alunni troppo numerosi e rumorosi, si è persa di vista
l’arte nobile dell’insegnamento.
Infatti, chi, anche a distanza di 30,40,50 anni, ci
ricordiamo con piacere? La maestra elementare, la prof. di italiano delle
medie, il prof. di latino del liceo.
La scuola riempie i ricordi di tutto, in positivo e in
negativo.
Che fare dunque per ribaltare quel cahier de
doléances individuato dal prof. Cardinale e dagli altri illustri
interventi contenuti nel suo volume?
Beh, certamente, io non ho né l’esperienza né la quotidiana
pratica dei problemi scolastici ma qualcosa mi sentirei di suggerire.
Intanto, il metodo di reclutamento dei docenti: oggi, dopo
gli studi universitari, l’aspirante docente si sente dire: “mettiti pure il
cuore in pace, che prima di dieci anni, non avrai combinato quasi nulla!”.
Invece, la selezione dei docenti dovrebbe essere operata
direttamente dalle scuole, sulla base delle capacità, della predisposizione,
del merito.
Il mestiere dell’insegnante è complesso, richiede conoscenze
pregresse e una grande capacità di “trasmissione dati”: non basta una asettica
selezione burocratica, serve guardarsi negli occhi, serve la fiducia reciproca.
Sono importanti l’aggiornamento, l’informatizzazione, la
digitalizzazione.
Ma più importante ancora è la scelta del docente.
Si può, dunque, salvare la scuola?
Sì, e bisogna ripartire proprio dagli insegnanti, da sempre
modello, nel bene o nel male, per la società.
Diceva Ezra Pound:
«ll segreto dell'insegnamento ha qualcosa a che fare col
teatro. Imitate semplicemente il miglior professore che avete conosciuto».
Cosa fa oggi un’istitutrice? Vi chiederete.
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