Martina Miazzone

Martina Miazzone
Latino e greco a Vercelli

Si può salvare la scuola?

Pubblico qui di seguito il mio intervento al convegno sul volume "Si può salvare la scuola?", curato dal prof. Ugo Cardinale, organizzato dall'Istituto Lagrangia di Vercelli, venerdì 3 maggio 2013.--------------
E’ con gran piacere che ho accolto l’invito della Preside, prof.ssa Canna Gallo (che ringrazio molto), ad intervenire a questo convegno.
Come è stato evidenziato dagli illustri relatori che mi hanno preceduta, la scuola italiana sta affrontando momenti tutt’altro che semplici: le finanze sono sempre di meno, gli alunni sempre meno interessati, i professori sempre meno motivati.
A guardare questo quadro così negativo, tanti, amici e conoscenti, o anche miei ex insegnanti, mi domandano: Ma chi te lo fa fare?
Eppure, sì: io vorrei essere l’insegnante, per poter trasformare, nel mio piccolo, tutti questi meno (ad eccezione delle finanze!) in più: più motivazione, più passione, più attenzione verso gli alunni.
Di questi tempi non solo la scuola, ma tutta la nostra cara Italia si sta domandando: Come reagire alla crisi?
Sia ben chiaro: io non sono una cieca ottimista, ma piuttosto una inguaribile speranzosa.
Infatti l'etimologia della parola crisi deriva dal verbo greco krino = discernere, giudicare, valutare.
Nell'uso comune ha assunto un'accezione negativa, un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull'etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo.
E’ questa la mia speranza. Ed è questo che sto cercando di mettere in pratica.
Il tempo che ci è stato dato da vivere, purtroppo, non è più possibile cambiarlo, dunque, non resta che “armarsi” ed affrontarlo.
Appena conclusa la laurea magistrale in lettere classiche (lo scorso  17 luglio), son stata costretta, data l’impossibilità, per pochi giorni, di accedere sia al TFA che alle graduatorie, ad “inventarmi” un mestiere, che potesse racchiudere in sé il mio bagaglio di conoscenze e il mio desiderio di diventare insegnante: sono diventata un’ISTITUTRICE.
In passato, l'istitutrice era colei che, con dedizione, insegnava in famiglia ciò che ora si impara nelle scuole: l'italiano, la storia, il latino.
Cosa fa oggi un’istitutrice? Vi chiederete.
La moderna istitutrice (che, per essere in regola, in tempi di Legge Fornero dev’essere partitivizzata!) è un’insegnante privata di materie classiche, ma è anche una docente (più spesso educatrice) in un corso per ragazzi disagiati in obbligo formativo (cioè minorenni) nonché una magistra “Latinorum” per piccoli allievi delle elementari.
Questo è quello che fa un’istitutrice: INSEGNA.
Insegna la voglia di fare, insegna a credere nelle proprie capacità, insegna ad aver fiducia in sé stessi e negli altri.
Quanto, tutto questo, ha a che fare con la scuola odierna?
Troppo spesso, presi da mille impegni burocratici e dalla necessità di gestire alunni troppo numerosi e rumorosi, si è persa di vista l’arte nobile dell’insegnamento.
Infatti, chi, anche a distanza di 30,40,50 anni, ci ricordiamo con piacere? La maestra elementare, la prof. di italiano delle medie, il prof. di latino del liceo.
La scuola riempie i ricordi di tutto, in positivo e in negativo.
Che fare dunque per ribaltare quel cahier de doléances individuato dal prof. Cardinale e dagli altri illustri interventi contenuti nel suo volume?
Beh, certamente, io non ho né l’esperienza né la quotidiana pratica dei problemi scolastici ma qualcosa mi sentirei di suggerire.
Intanto, il metodo di reclutamento dei docenti: oggi, dopo gli studi universitari, l’aspirante docente si sente dire: “mettiti pure il cuore in pace, che prima di dieci anni, non avrai combinato quasi nulla!”.
Invece, la selezione dei docenti dovrebbe essere operata direttamente dalle scuole, sulla base delle capacità, della predisposizione, del merito.
Il mestiere dell’insegnante è complesso, richiede conoscenze pregresse e una grande capacità di “trasmissione dati”: non basta una asettica selezione burocratica, serve guardarsi negli occhi, serve la fiducia reciproca.
Sono importanti l’aggiornamento, l’informatizzazione, la digitalizzazione.
Ma più importante ancora è la scelta del docente.
Si può, dunque, salvare la scuola?
Sì, e bisogna ripartire proprio dagli insegnanti, da sempre modello, nel bene o nel male, per la società.
Diceva Ezra Pound:
«ll segreto dell'insegnamento ha qualcosa a che fare col teatro. Imitate semplicemente il miglior professore che avete conosciuto».

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